Attenzione! Sembra che tu sia arrivato/a qui da un link esterno, datosi che questo é un coso che andrebbe letto in un ordine preciso, se per caso non hai letto i capitoli precedenti ti conviene andare all'indice
Un giorno che pioveva
Uno - Giorgio
Un giorno che pioveva Giorgio non aveva voglia di uscire. Anche se aveva effettivamente bisogno di andare almeno a comprare qualcosa da mangiare, ché in casa non aveva proprio niente, neanche una scatoletta. Però ci son giorni che quando fuori c'é un tempo così, il digiuno ha anche un suo fascino. Caffelatte? Il rifugio del pigro. Per pranzo poteva anche andare, capace che poi rischiara un attimo e si può anche uscire. Con un grande sforzo comunque, ché la pigrizia, a prenderla seriamente, é una disciplina ferrea, che richiede un certo rigore. Infatti per non perdere l'allenamento Giorgio guardava la pila di piatti nel lavandino della cucina fermamente deciso a trovare una buona scusa per lasciare la colonia di muffe che andava formandosi libera di espandersi. Anche osservare il prodigio della vita che nasce lo stancava. Ché i misteri insondabili dell'universo, a ponderarli così in un mattino uggioso, possono piegare anche la mente più allenata.
Sia il caffelatte allora, pensava, mentre notava compiaciuto di avere ancora una tazza pulita. Ripescando la caffettiera dal lavandino le sue convinzioni vacillarono. Veniva fuori un odore, a smuovere l'acqua scura del lavello, che non prometteva nulla di buono. Quantomeno lasciava a intendere che la colonia di muffe avesse intenzioni ostili. Tipo la conquista dell'appartamento prima, del mondo poi. E sembrava adeguatamente equipaggiata per riuscire nell'impresa. Probabilmente lì dentro si stavano già violando parecchi diritti umani. Diamine, é il caso di agire prontamente, ne va della salvezza del pianeta, per la miseria. Ché quando si é pigri, le scuse per non far le cose, basta anche la più banale, ma giustificare il lavoro, c'é da pensare in grande.
Sigaretta. Riflettere. La soluzione più logica era dar fuoco all'appartamento, non c'erano dubbi. Ecco perché avrebbe dovuto pagare la rata dell'assicurazione, scaduta da due mesi. Farsi un appunto, l'assicurazione si rivela necessaria nell'eventualità ci sia da salvare la Terra. D'altronde son circostanze che non é che uno incontra spesso,non si poteva mica prevedere l'invasione delle ultra-muffe. No, no, era perfettamente giustificabile, aveva fatto bene a non pagare la rata. Ché andare in posta, la fila, le menate, no, lasciamo stare. Riflettere ancora, piano b. Un salto su internet, a comunicare il disagio agli amici. La rete é solidale, son cose che affliggono un po' tutti. Non a livelli di invasione planetaria, chiaro, ma aveva taciuto i dettagli per non seminare il panico. Tutto sembrava volgere al peggio. Doveva lavare. Un'altra siga, per prendere coraggio.
Per cominciare a lavare é consigliabile recuperare una spugna. Certo, nel caso specifico il napalm sembrerebbe una scelta più adeguata, ma c'era sempre il problema dell'assicurazione, che anche a pagarla, probabilmente il napalm non lo copre. Ovviamente la spugna era nel lavandino, con tutta probabilità sul fondo, sotto la pila di piatti, immersa nella torbida melma brulicante di forme di vita ostili. Un incubo. Meglio recuperare i guanti di gomma. Indossati i guanti, Giorgio cercò di liberare lo scarico onde liberare il lavandino dalla melma mefitica. Miasmi insopportabili. Ma quant'era che non lavava i piatti? Avrebbe giurato non più di una settimana, ma una catastrofe del genere non si spiegava. Riuscì comunque a liberare lo scarico e far defluire l'acqua. Sembrava più l'olio del motore, a dire il vero. La spugna era, ovviamente, sotto la pila di piatti. cercando di tirarla fuori, gliene rimase in mano la metà. Marcia. Non ce n'erano altre in casa. E non c'era più detersivo. Cominciava a pensare che della salvezza del pianeta non gliene importasse più di tanto, in effetti. C'erano problemi ben più gravi, tipo dover uscire con la pioggia.
